Politiche delle società partecipate - Chi le fa e chi le subisce? PDF Stampa
Che l'argomento dello squilibrio dei rapporti fra le società partecipate come Hera (da una parte) e i Soci pubblici/Enti Locali (dall'altra) esista, lo conferma la sottolineatura dell'ex premier Romano Prodi, il quale è intervenuto con forza attraverso una lettera al Corriere di Bologna con cui denuncia come "la politica ha rinunciato al proprio ruolo privandosi delle competenze necessarie per interloquire con autorità e autorevolezza" nei confronti delle stesse società partecipate.
Pure alcuni Sindaci dell'area metropolitana di Bologna hanno dovuto farci i conti in questi anni (vedi lo scontro tra il Comune di San Lazzaro di Savena e Hera) e hanno fatto eco sostenendo che occorre utilizzare "meno manuale Cencelli e più qualità nelle scelte delle nomine dei membri del Consiglio di Amministrazione di Hera".
Sono infine intervenuti il deputato Pd, Andrea De Maria, e l'assessore Matteo Lepore condividendo, pur con sfumature diverse, la necessità di "riavviare il motore della politica" per riequilibrare il rapporto tra amministrazioni locali e le proprie società partecipate.
Era ora!!!
Noi delegati della Cgil in Hera lo rivendichiamo pubblicamente da oltre 15 anni!!!

La politica, attraverso una governance macchiavellica e lo scambio/ricatto del dividendo massimizzato e garantito, ha delegato in tutto e per tutto al management di Hera non solo la gestione dei servizi pubblici, ma anche le strategie tariffarie, ambientali (ciclo della materia e ciclo idrico) ed energetiche (gas, energia elettrica, teleriscaldamento).

E lo stesso management le persegue in autonomia con le priorità dettate dalle "logiche di mercato" (come pretende la comunità finanziaria internazionale, nei confronti delle società quotate in Borsa, anche se gestiscono servizi pubblici locali).

Il punto, pertanto, non è più la constatazione del problema (già evidente da tempo), bensì è il "che fare?" e soprattutto come riequilibrare questo rapporto di forza sbilanciato: c'è chi chiede maggiore indirizzo strategico e chi più controllo.

Anche su questo punto noi le proposte le avevamo già formulate.

Il vero problema è sciogliere i nodi delle ambiguità e incoerenze, ossia:

- intervenire sulla cosiddetta governance, non solo all'interno di Hera ma soprattutto nei cosiddetti “Enti e Istituzioni di contrappeso politico” (ATERSIR, Stazioni appaltanti, Amministrazioni comunali che devono dotarsi di competenze che sappiano reggere il confronto sulle linee d'indirizzo strategico e il controllo, dandogli più poteri ispettivi ed esecutivi);

- assumere decisioni in controtendenza alla supremazia della massimizzazione dei dividendi (molto cara alle Giunte comunali meno virtuose) e, di converso, privilegiare il reinvestimento degli utili all'interno dei cicli delle società partecipate;

- controllare e intervenire laddove sussistano sprechi o abusi dettati dalla volontà di mantenere ingiustificate rendite di posizione economiche a favore di soggetti e/o gruppi privati che gravitano nell'indotto.

Se non ci sarà la volontà politica di intervenire efficacemente su queste palesi contraddizioni, questo dibattito sarà come "abbaiare alla luna", sapendo che ci si lamenta inutilmente, eventualmente solo per apparire in una fase in cui l'obiettivo è avere maggiore visibilità mediatica.

Comitato degli iscritti Filctem Cgil Hera Bologna

 
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