Comunicati sullo SCIOPERO generale del 17 dicembre nei Settori GAS, ACQUA ed ELETTRICO (N. 2 Allegati) PDF Stampa
Emilio Miceli (Segretario Generale Filctem Cgil): “Con l’art.177 del codice appalti si privatizzano gas ed elettricità; con la proposta di Legge "Daga" si acquistano aziende che sono già pubbliche”.
Il 17 dicembre scorso si è svolto lo sciopero generale dei lavoratori della categoria Gas Acqua Elettrico, per scongiurare gli effetti dell'applicazione dell''articolo 177, comma 1, del cosiddetto Codice degli Appalti. La regola stabilisce che i titolari di concessioni, già in essere al 18 aprile del 2016 e che abbiano ricevuto l'affidamento "senza gara", dovranno affidare una quota pari a l'80% dei propri contratti relativi alle concessioni (circa 28 mila lavoratori interessati), di importo pari o superiore a 150.000 euro, mediante procedura di evidenza pubblica, per il restante 20% potranno ricorrere a controllate/collegate.

Nel suo intervento alla manifestazione Emilio Miceli ha detto: "Con l'art. 177 del codice appalti, che chiediamo venga modificato in questa sessione di bilancio, le multiutility si trasformano, quanto alla distribuzione, in stazioni appaltanti e così un servizio da sempre pubblico diventa privato. Abbassamento della qualità del servizio, incertezza per migliaia di lavoratori e peggioramento delle condizioni contrattuali, della salute e della sicurezza sono i rischi che corriamo. Per il governo che sbandiera nazionalizzazioni a destra ed a manca niente male!"

Sulla riforma "Daga" del servizio idrico integrato si prevede il ritorno alla costituzione di aziende speciali o enti di diritto pubblico modificando quanto previsto dalla Legge Galli del 1994 che organizzava il servizio idrico. Così facendo si rischia un blocco agli investimenti di circa 2,5 miliardi di euro oltre alla perdita del contributo PIL con una ricaduta che impatterà su circa 40.000 addetti nel settore e un forte aumento potenziale per la fiscalità generale. Riteniamo che lo sviluppo delle infrastrutture idriche nel nostro Paese non sia legato alla natura del soggetto gestore individuato, bensì all'organizzazione delle gestioni e il ricorso agli investimenti debba garantire la diminuzione della dispersione idrica che, nelle aree in cui non si sono costituite le società uniche di gestione del servizio, si attesta intorno al 60%. La frammentazione della governance aumenta i rischi sopra indicati, di contro, una dimensione adeguata risulta invece fondamentale per garantire la sicurezza degli utenti, la sicurezza dell'ambiente e la sicurezza dei lavoratori, per dare risposte veloci e per avere le competenze e gli investimenti necessari.

"Il P.d.l. Daga – ha continuato il segretario generale della Filctem nel suo intervento alla manifestazione - di fatto pubblicizza un servizio che è già pubblico nella stragrande maggioranza dei casi e per fare questo sarà costretto a comprare a prezzi di mercato, diversi miliardi, le quote delle multiutility non in mano pubblica. Operazione dispendiosa, che farà volare gli utili di quei gruppi e magari i bonus per i loro dirigenti, mentre riporterà in un'area d'incertezza servizio e lavoratori".

"Anche perché - ha insistito Miceli - si tornerebbe alla ministerializzazione della regolazione del sistema idrico (incluse le bollette) attraverso il ministero dell'Ambiente, e l'acqua la pagheremo due volte: con l'aumento del prelievo fiscale e con la gestione delle bollette in mano pubblica. Ad ogni finanziaria saremo esposti a rischi di aumento della bolletta, come con benzina e gasolio".

"Sarà pure 'la manovra del popolo'- ha concluso Miceli-, ma a pagare saranno i cittadini ed i lavoratori. Stupisce che le associazioni che hanno animato la battaglia per l'acqua pubblica non colgano come questo P.d.l. nulla ha a che fare con l'acqua pubblica, principio che riteniamo fondamentale, ma molto con il ritorno in grande stile alla 'gestione politica' dell'acqua. Speriamo che il confronto possa chiarire i termini del problema ed i rischi di cui quel P.d.l. è portatore".

Infine, ma non per importanza, il terzo motivo dello sciopero è l'ipotesi, avanzata dal Governo, di escludere la Geotermia convenzionale dalle fonti di energie rinnovabili meritevoli di incentivazione. Una scelta ritenuta assurda e scellerata dai sindacati e che, se attuata, porterà pesantissime conseguenze anche in questo settore che vede una occupazione di oltre 2000 addetti diretti e indiretti. La fine degli incentivi, infatti, non renderà più economicamente sostenibili gli investimenti a causa dell'altissimo rischio di impresa.


FILCTEM CGIL

 
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