L'assemblea dei lavoratori quale organo della comunità aziendale Articolo del Dott. Antonio Di Carlo PDF Stampa

Nell’assemblea si riuniscono tutti i lavoratori, iscritti o meno ai sindacati, per elaborare ed approvare le linee rivendicative (le cosiddette piattaforme) e per ratificare gli accordi raggiunti. E ciò non solo quando la vertenza sia aziendale, ma anche quando si tratti del rinnovo di un contratto collettivo nazionale [1]. I lavoratori – prevede l’art.20 della L. n. 300 del 1970 – hanno diritto di riunirsi nella unità produttiva in cui prestano la loro opera, fuori dell’orario di lavoro, nonché durante l’orario di lavoro, nei limiti di dieci ore annue, per le quali verrà corrisposta la normale retribuzione. Migliori condizioni possono essere stabilite dalla contrattazione collettiva. Le riunioni – che possono riguardare la generalità dei lavoratori o gruppi di essi – sono indette, singolarmente o congiuntamente, dalle rappresentanze sindacali aziendali nella unità produttiva, con ordine del giorno su materie di interesse sindacale e del lavoro e secondo l’ordine di precedenza delle convocazioni comunicate al datore di lavoro. Alle riunioni possono partecipare, previo preavviso al datore di lavoro, dirigenti esterni del sindacato che ha costituito la rappresentanza sindacale aziendale. Ulteriori modalità per l’esercizio del diritto di assemblea possono essere stabilite dai contratti collettivi di lavoro, anche aziendali. La dottrina giustamente rileva che il diritto di assemblea, retribuito o no, è del singolo lavoratore, il quale può in concreto esercitarlo o no ad libitum [2]. E ancora il diritto di assemblea non può non aver corso nel contesto di categoria in cui si colloca la rappresentanza sindacale aziendale nonché il personale che la medesima pretende di rappresentare in termini politico-sindacali (per cui la rappresentanza sindacale aziendale dei dirigenti non può indire assemblee aperte alla generalità dei lavoratori) [3]. Siamo peraltro d’accordo con la tesi che, l’aver conferito il legislatore alle rappresentanze sindacali aziendali l’esclusiva per la convocazione dell’assemblea, per la fissazione dell’ordine del giorno e per l’invito ai dirigenti sindacali esterni a partecipare alle riunioni, costituisce una limitazione notevole di quella caratteristica di istituto di democrazia diretta nell’azienda proprio dell’assemblea, considerata come il mezzo atto a consentire alla base di esprimere il proprio pensiero sui temi più importanti della vita professionale [4]. Concordiamo inoltre con il Tribunale di Milano (sentenza del 09/12/1971) nel non ritenere che, quando le rappresentanze sindacali aziendali non siano state costituite, competenti a convocare le assemblee siano i sindacati esterni, perché, accettando questa tesi, si perverrebbe l’assurda conseguenza che il diritto di convocare l’assemblea potrebbe essere esercitato persino da quelle organizzazioni sindacali esterne a cui nessun lavoratore dell’azienda figura iscritto e, quindi, da quegli organismi sindacali che gli stessi dipendenti dell’azienda avversano perché si ispirano ad ideologie da essi non condivise. Per quanto attiene all’esercizio del diritto di assemblea, il ricordato C.C.N.L. dei metalmeccanici prevede espressamente: “le organizzazioni sindacali dei lavoratori e/o le rappresentanze sindacali aziendali convocheranno l’assemblea retribuita possibilmente alla fine o all’inizio dei periodi di lavorazione”. Nell’articolo, così come è stato formulato, osserva acutamente il Prosperetti, scompare completamente la comunità aziendale, che pure nel combinato disposto degli artt.19 e 20 della L. 1970, appariva la reale titolare del diritto ( argomenta ex art.20 “I lavoratori hanno diritto a riunirsi …”). In questo modo il diritto di assemblea va sempre più assumendo la fisionomia di un tipico diritto sindacale, il cui titolare è l’organizzazione in quanto tale. Questa intenzione è chiara in tutto il contratto, come dal cosìdetto “rilancio” della contrattazione articolata, dalla conferma del contratto nazionale come livello primario di negoziazione, dalla legittimazione esclusiva o concorrente delle associazioni nazionali, le quali così riprendono egemonia ed il totale controllo delle “istanze di base” [5]. Viene così brutalmente distorto e parzialmente annullato un istituto di democrazia diretta nell’azienda , condizionato dal verticismo di una sorta di monopolio sindacale, che disconosce i diritti della comunità dei lavoratori. L’assemblea è comunque l’organo naturale della comunità di lavoro e consente di attuare il principio maggioritario. Infatti, se la nota caratteristica della comunità dei lavoratori, è la partecipazione di tutti i suoi membri alla vita comune, essa non può concretamente esprimersi se non attraverso il metodo maggioritario [6]. Il principio maggioritario è una massima di carattere generale, che vale per tutte le comunioni di interessi che assurgono alla dignità di soggetto giuridico collettivo [7]. La prevalenza della maggioranza è una regola generale per la formazione della volontà delle collettività organizzate, in quanto la disciplina di gruppo ha sempre per oggetto la tutela di un interesse comune. D’altronde il principio maggioritario vige, anche se non è espressamente previsto, ovunque venga riconosciuta dall’ordinamento giuridico una rilevanza del gruppo [8]. Il principio presiede dunque l’ordinamento interno di tutte quelle comunità che, come quella dei lavoratori nell’impresa, perseguono un interesse distinto da quello dei singoli soggetti che la compongono [6]. [1] GIUGNI – Diritto Sindacale, Bari, 1974; [2] PERA – Sulla “Comandata” in occasione di assemblea, in Boll. sc. dir. lav. – Univ. Trieste, 1972; [3] PERA – Dirigenti d’azienda, disciplina limitativa dei licenziamenti e Statuto dei diritti dei lavoratori, in Orient. Giur. Lav., 1972; [4] SIMI – Istituti di democrazia diretta nell’azienda e monopolio sindacale, Univ. Trieste, 1971; [5] AA.VV. – Commento al contratto collettivo di lavoro per l’industria metalmeccanica privata 19/04/1973, Milano 1974; [6] NOVARA – Il contratto collettivo aziendale, Milano, 1965; [7] MANCINI – Personale occupato nell’impresa e commissione interna in Dir. Econ, 1957; [8] VENDITTI – Collegialità e maggioranza nelle società di persone, Napoli, 1957.

 
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